Carola va al mare
Sole d’autunno
Carola è sola, mentre avanza con passo sereno lungo il vialetto che porta alla spiaggia. Ai lati, la pineta odorosa, resinosa e ronzante. Una delizia.  Il borsone con il telo, il costume di ricambio, la crema solare fattore 20,

un buon libro, una mela in un sacchettino di carta, i fazzolettini di carta, una bottiglietta d’acqua e un pettine per quando uscirà dall’acqua, dopo il bagno, anzi i bagni. Ha intenzione di nuotare, Carola, al mattino e anche al pomeriggio, mare permettendo.

E’ la sua ultima giornata estiva. Un intero mese è passato, anzi è volato, tra cure ai famigliari, visite di parenti inattesi, piccole concessioni ai desideri di Bruno – il suo ottimo marito che però non ama il mare, non ama la sabbia né il sole né i bambini con i loro secchielli e palette e urli – per cui con lui si va in collina, al fresco. Insomma questa è la sua terza e ultima giornata marina. Da domani, ricomincia il lavoro. L’aria sa già d’autunno: il colore del sole, il tepore dell’aria sono diversi, anche se la giornata è calda e vibrante di luce… ma sono cose che si percepiscono, si sentono nell’anima, come il languore di qualcosa che svanisce e muore con una sua imperturbabile dolcezza.

I cinesi lo sapevano, si dice Carola, che l’autunno inizia prima, che l’estate finisce … quando? Il 7 di agosto? O il 6? Beh, giù di lì… Eh già, i cicli cinesi, gli elementi… studi lontani, svaniti dileguati mai usati, passioni abbandonate lungo la via, lungo la vita. Ci sta, in fondo. La vita è lunga e le passioni arrivano e vanno come onde del mare… poi ci sono invece certe cose, certi sentimenti che per fortuna non se ne vanno, stanno lì, se se ne vanno è solo per sprofondare ancora più dentro, dentro al cuore e all’anima, insomma vanno e tornano, come le nuvole di De André.

Ora Carola è al Bagno Azzurra; è una cliente sporadica, ma in tanti anni – tre giorni qui, quattro là, qualche giornata con i figli quando erano ragazzi e venivano con lei – la fanno essere conosciuta dai gestori, che hanno più o meno la sua età, più o meno le stesse rughe e quel tanto di pancetta che ti fa sentire soffice ma non grasso. Poiché queste gite sono così rare, Carola si è sempre concessa sdraio e ombrellone; vuole godersela, la sua giornata marina; vuole anche pranzare sotto la tettoia di cannicciato, protetta ai lati da tamerici vibranti impolverate, da verdi e lucidi cespugli di pitosforo. La spiaggia è così lunga che il mare luccica laggiù in fondo e non si capisce se è calmo o agitato. Carola prenota per il pranzo un’insalatona di mare con la piadina calda. Per le 13, sì, è l’ora giusta.

Carola ama camminare sulla battigia, entrando nell’acqua fino alle caviglie o anche alle ginocchia, gustando il frescore dell’acqua mattutina, la carezza decisa delle onde attorno alle gambe, l’eventuale guizzo di un pesciolino fuggente. Il cielo è chiaro e senza nubi, il mare calmo e vasto fino all’orizzonte; la lieve brezza ne increspa solo la superficie, creando luccichii sfarfallanti e giocosi. Non vede l’ora di iniziare la sua passeggiata, Carola, ma prima stende il telo sul lettino, sotto l’ombrellone a strisce rosse e grigie, si sparge la crema protettiva, sorridendo intanto verso il mare. Il mare è amico, sogno, risorsa, respiro, silenzio, nostalgia, infinito, sicurezza.

Camminare è un piacere, ma anche un dovere per le sue gambe che con gli anni si sono un poco gonfiate: sono gambe affaticate, gambe che vanno e vengono e salgono e scendono scale e sostengono i pesi, i sacchi della spesa, i nipotini che vogliono addormentarsi in braccio, gambe che si inginocchiano per certi lavori domestici che Carola vuol fare da sola e che poi quando si rialza sono dolenti, cigolanti e un poco rigide. Ma in acqua! Ah! Che meraviglia, che leggerezza, che levità e gusto! Carola non si annoia mai, nelle lunghe passeggiate solitarie con il mare intorno, la sabbia ondulata sotto i piedi, la luce e il calore del sole sulla pelle, il vento leggero che sa di sale e anche di pineta, quando gira nel verso giusto. Ama darsi delle mete: arriverò fino al Bagno Perla; arriverò fino al molo in fondo, arriverò in fondo al molo… ecco arrivare in fondo al molo è la meta più faticosa, non sempre Carola ci riesce, magari è troppo stanca oppure la giornata è troppo calda, ma quando lo fa… ecco, il mare si spalanca davanti come un abbraccio blu, il vento è più fresco e profumato, anche il cielo le pare più vicino. Si sente come la polena di una nave, ma queste cose non le dice a nessuno perché si sentirebbe ridicola.

Quasi tre ore dopo – due fra la passeggiata e la carezzevole nuotata lungo il ritorno, una di lettura sotto l’ombrellone – Carola sale al Bagno Azzurra, trova il suo tavolino già apparecchiato, con il suo nome scritto in stampatello su un foglietto infilato sotto il bicchiere. Tutto è organizzato così bene, semplice ma efficace. Il piattone con l’insalata di mare è quadrato e grande, di ceramica bianca, con le verdure e i vari pescetti e molluschi disposti in modo artistico, tipo tavolozza - anche questo è uno dei piaceri della giornata. Poi ci sono la lentezza, il cibo gustoso, la piadina fragrante, il calice di vino bianco fresco ad accompagnare i sapori di mare. Infine un caffè, ristretto e amaro come lo bevono gli intenditori.

Agli altri tavoli, coppie di diverse età, famigliole con bambini, pochissimi stranieri. Carola abbraccia con un unico sguardo la veranda dall’ombra azzurrina, i tavoli, le persone, i loro gesti brindisi e risate. Sorride anche lei, improvvisamente parte di questa comunità che ama il mare e il sole e gli spaghetti alle vongole, si sente complice di un mondo dai gusti semplici, come se fossero amici. Non avvicinerebbe nessuno perché è timida, ma tutti le sono simpatici e, chissà perché, si sente grata per la loro stessa presenza, proprio in quel giorno, proprio lì sotto quel sole che già sa di autunno.

Il pomeriggio scorre più veloce e Carola si accorge improvvisamente che, se vuole fare un breve passeggiata e un’altra nuotata, deve staccarsi dalla lettura in cui si è immersa e tornare sulla riva. Ecco, ora il mare è leggermente più mosso e più caldo, la bassa marea rende visibili le secche oblunghe su cui al mattino, poteva camminare immersa nell’acqua fino ai polpacci. L’acqua era più fresca, qualche ora fa; ora è di certo più tiepida, forse troppo; occorrerà superare le secche e andare più avanti, dove l’acqua sarà più profonda e meno calda. Questo è il progetto. Carola avanza verso la riva e si stupisce della strana elasticità da marionetta delle sue gambe, come se, dal ginocchio in giù scattassero per conto loro… è una strana sensazione, qualcosa di buffo ma anche inquietante; il respiro è in leggero affanno. E’ una cosa così lieve si dice Carola, di sicuro passerà, appena sarò nell’acqua fresca oltre le secche. Oh che strana lentezza hanno i suoi gesti. E poi, vi è una luce come di vetro, un silenzio come di vetro. Una dolcezza triste discende dal suo corpo che avanza in questo modo, discende fino alla pancia, qualcosa che si apre e lascia andare, il cuore batte forte, e cupo come una campana al centro del torace. Ma Carola vuole nuotare. Vuole arrivare nell’acqua fresca. Forse potrei annegare? Se lo chiede con dolcezza, mentre lacrime lente le scendono lungo le guance. E’ questo, il sole dell’autunno? Questa cosa che si scioglie dentro e mi fa desiderare di abbandonarmi all’acqua, mi fa sentire che poi forse tutto sommato non è così difficile lasciarsi andare alla corrente, come un’alga? Forse morire non è poi una cosa così complicata. Forse è dolce. Forse è semplice. Forse è un abbraccio liquido. Carola non si accorge che qualcuno comincia a osservarla; o forse se ne accorge ma non vuole vederlo, non ancora, non adesso, non ora che sono così vicina all’acqua verde-blu che già porta il fresco con sé… Un signore le si avvicina: “Signora, si sente bene?”. E’ anziano, abbronzatissimo, muscoloso; deve abitare in zona, forse vive nel paesello. Carola sorride mentre le lacrime le scivolano lungo le guance ma non le sente più, sono acqua, acqua di mare, piccole onde salate che vanno a unirsi alle altre. L’uomo fa un cenno, come a chiederle il permesso di prenderle il braccio e lei, come una bambina obbediente, si volta e si fa riaccompagnare, passo passo, alla riva. L’uomo è attento, lei indica il suo ombrellone e lui la accompagna, lei nota ancora l’assurdo movimento distaccato delle gambe, lui la aiuta a stendersi. “Le vado a prendere dell’acqua”. Carola sorride. Ha nostalgia della nuotata non fatta ma è anche riconoscente di questo accudimento. L’uomo le porta una bottiglietta fresca, l’acqua è una delizia.

 

La campana del cuore, ora, è avvolta di velluto: più lento, più delicato, il suo battito è tornato quello di sempre. La dolcezza è rimasta.

Dopo un’oretta, l’uomo anziano la riaccompagnerà alla sua auto, parcheggiata all’ombra dei pini. Carola apre la portiera, lascia che il caldo sbuffi fuori, che l’auto si ventili un poco.

“Grazie”.

“Di niente. Dovere”.

Che buffa parola, dovere. Ma ci sta, l’uomo è anziano, forse ha lavorato in Marina, tutti da quelle parti sono coinvolti con la Marina.

“E’ sicura di poter guidare?”.

“Certo. Ora sto bene”.

“Le lascio il mio cellulare”.

Carola lo registra, in fondo, non si sa mai.

Strano tornare a casa, aprire la porta, percorrere il corridoio silenzioso. Bruno è di sicuro in laboratorio, con i suoi circuiti… Lui rientra poco dopo, la saluta: “Come è stata la tua giornata al mare?”.

“Sai, ormai è autunno…”

“Eh già”.

“Il sole aveva già l’autunno dentro”.

“Che bella frase, sembra una poesia. E come è, l’autunno dentro al sole?”.

“E’… come una piccola morte. Ma dolce. Dai, ora mi alzo e preparo una frittata”.

 

 

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