Sabbia mare e cappellini
Note estive semiserie
Quest’anno, l’estate ha segnato una svolta per me: ovvero l’acquisto del mio primo cappellino estivo. Ho sempre odiato i cappelli e li ho evitati per quanto possibile. Al massimo, nel pieno dell’inverno, una cuffiotta di lana o una fascia sempre di lana piazzata sulla testa con un certo fastidio e la voglia di toglierle il prima possibile.

In estate, poi, è sempre bastato bagnarmi la testa con l’acqua di mare per farmi sentire a mio agio sotto il sole.

Bene… cosa è successo, allora, quest’anno?

Gli è che… gli anni passano e mi ritrovo, a mia insaputa, “agée” (è più carino in francese, vero?) e con il bisogno di proteggere meglio testa e occhi dallo sfavillio del sole.

Insomma, uno dei tanti conticini che il tempo ci presenta, e con i quali iniziare a fare, appunto, i conti… Allora, mi sono detta, se di cappello ho bisogno, che cappello sia! E ho varcato la soglia di un “vero” negozio di cappelli, dove nell’inverno avevo acquistato il mio primo vero cappello invernale, appunto, decidendo che occorreva una certa grazia in questo processo di adattamento.

La signora mi ha riconosciuto (la cosa fa sempre piacere) e mi ha aiutato nella scelta dell’oggetto estivo, a falda larga, per proteggere appunto lo sguardo. Mi sono divertita!

E ora sono sulla spiaggia, il sole è finalmente brillante sulle nostre teste e l’acqua pure sfavilla frantumata in minuscole onde luccicanti, che al momento fanno dimenticare il solito colore marron-verdastro del nostro Adriatico. E il cappello esige di essere indossato… Come amo dire, quando creiamo qualcosa, anche questo “qualcosa” sta “creando” noi… Io e il cappello ci guardiamo. L’ho anche provato a casa, divertendomi a fare le prove generali – è un cappello versatile - e chiedendo a Giovanni di farmi qualche foto.

Effettivamente è piacevole camminare sulla battigia con questa bella ala che ombreggia lo sguardo. Eh eh. Una sensazione nuova… A questo punto decido di osservare quanti cappelli-cappellini siano in giro, in questa mattina d’agosto, sulla spiaggia di Porto Corsini. Ovviamente non ci saranno solo cappellini agée, mi dico, quindi inizio a contare… In questa prima sperimentazione statistica mi limito alle donne, e fin da subito la categoria “anziane” supera le “giovani”. 6 a 2… 10 a 4… cammino con allegria, col mio bel cappello blu fuori, fiorato dentro, che si diverte assieme a me… Quando decido di fermarmi per tornare indietro, i risultati sono: 25 anziane, 8 giovani, di cui però 2 incinta – quindi, mi chiedo, forse il cappello è legato allo stato contingente? Lascio fuori conteggio la giovane mamma mussulmana con uno splendido fazzoletto color rosa antico legato con arte, e un costume grigio ferro che la copre fin sotto alle ginocchia e ai gomiti. Ah, per finire, lascio anche fuori la splendida ragazza abbronzata, elastica, tornita che si è avvolta il pareo sulla testa ricciuta: coloratissimo, piazzato sulla massa selvatica e bruna, il pareo si agita e sembra un nido di uccelli tropicali pronti a prendere il volo. Quello non è un cappello: è un gioco, uno svolazzo, una creazione magica, uno scherzo, senza età e senza tempo…

Quando mi fermo e mi volto per tornare indietro, resto stupita: quanta strada ho fatto! Presa dal gioco, ho camminato a lungo, probabilmente più di un’ora! E al bagno “Tarifa” mi aspettano gli amici! Riprendo la mia passeggiata di buon passo, il sole ora si è spostato e l’effetto sfavillante, sulle onde, si è diluito… il mare è del suo solito verdolino-bruno, ma tant’è, il mio mare è.

 

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